L’UNIVERSITA’ CI PIACE… DIFFICILE

by Vincenzo Palmisano / 03 Febbraio 2015 / No Comments

Puoi seguire le lezioni da casa, non ci sono aule piene, ritardi del prof, costi di vita elevati per i pendolari e per gli studenti che vivono a decine di chilometri di distanza; alcune, come l’Università Guglielmo Marconi, hanno perfino un team di tutor che sono a disposizione dello studente per domande e chiarimenti.

Un sogno? No, sono le università telematiche, una frontiera che in Italia è stata raggiunta solo da qualche anno ma che ha già formato i primi laureati e può vantare nella sua globalità più di 40mila iscritti.
Questa realtà appare ricca di vantaggi, soprattutto per coloro che per ragioni lavorative o personali si trovano nell’impossibilità di recarsi fisicamente in università.

Ma in Italia serpeggia lo scetticismo:  visto il gran numero di studenti che si laureano in corso o in anticipo, si può stare sicuri della loro validità?

In realtà, se ci sono buone spiegazioni e un minor spreco di tempo, appare quasi logico che i risultati siano migliori.  Anche le Peak Performance ci insegnano che con una forte motivazione e una buona strategia si può raggiungere velocemente l’eccellenza.
Perché i buoni risultati sono guardati con sospetto? L’Italia si conferma essere la patria della diffidenza: per fortuna negli ultimi anni le tecniche di memoria stanno dimostrando la loro efficacia e sempre più persone stanno toccando con mano la differenza rispetto ai metodi di studio “classici”.

Qui qualcosa sta cambiando, altrove è già realtà.
Talvolta le cose ci appaiono “troppo belle per essere vere” e la prima domanda che sorge spontanea è “dov’è la fregatura?”. Spesso pregiudichiamo ciò che appare troppo conveniente o semplice, convinti che sotto sotto si nasconda un inganno.
Così memorizzare venti parole in tempi di dettatura è troppo difficile per essere possibile e  non ci si può laureare in anticipo e a pieni voti a meno che sotto sotto non ci siano degli imbrogli.
“Semplice” è divenuto un sinonimo di “fregatura” o di scarsa qualità, mentre un risultato non proprio brillante e molto sudato appare quasi rassicurante.
Ma come gli Stati Uniti ci insegnano, sono la passione e la fame di risultati a portare al successo: e più precisamente ce l’ha raccontato l’italiana Silvia Carluccio, intervistata dalla rivista Marie Claire.

Se hai passione, se ci provi, in Italia rischi di sentirti “diverso”, perché in pochi hanno il coraggio di osare. In America “diverso” è normale, è un esempio da seguire, che ti sprona ad essere migliore a lavorare meglio […] Ci sono opportunità per nuove idee, le persone che ti hanno saputo apprezzare professionalmente si ricordano di te e ti danno una mano, cercano di proteggerti, come un fratello maggiore farebbe col più piccolo, con poca invidia. L’Italia deve ancora impararlo

Perché dunque non prendere a modello l’eccellenza? Come dice una frase che amo particolarmente…
“La gente potrà non credere alle tue parole… Ma crederà ai fatti!”

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