Il prezzo di Nelson

by Vincenzo Palmisano / 07 Dicembre 2013 / No Comments

Ventisei anni dentro una cella. Un aguzzino che ogni singolo giorno ti offre la chiave per uscirne. Ti dice “Rinnega ciò che hai detto, e sarai libero”.

Ognuno di questi 9375 giorni tu scegli di dire “no” alla libertà, perché rinnegare ciò  in cui la tua vita germoglia è la più stretta delle catene a cui potresti condannare la tua anima. 
Certo, queste sono bellissime idee, ma se Nelson Ralihlahla Mandela ha cambiato il mondo è stato perché ha realizzato ciò che le idee e le parole possono solo fugacemente descrivere.

Ha accettato di pagare un prezzo chiamato “ergastolo”, la prigionia a scatola  chiusa: lui non poteva sapere, quel 12 giugno 1964, se avrebbe mai rivisito il mondo che si estendeva oltre l’orizzonte di Robben Island, percorrerlo con sua moglie, godersi le gioie dell’esser prima padre e poi nonno. 
Dietro quel Nobel per la Pace che si è battuto in nome dell’uguaglianza e della dignità umana, dietro il mito, dietro l’esempio, c’era un uomo.

Un uomo che ha passato anni in prigione, che ha assaporato come noi il gusto della paura, della tristezza, della disperazione: Mandela ha sofferto, ha pagato dei prezzi, ed è questo che dovrebbe farci riflettere su quanto un bell’obiettivo, un meraviglioso risultato che può cambiare la vita nostra e, forse, anche quelle di milioni di persone, abbia anche un costo.

Di fronte a storie così, e questo l’attualità deve concedercelo, le multe, le tasse, la difficoltà nel trovare lavoro, la crisi, prendono la forma di qualcosa di impegnativo ma pur sempre superabile: un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso, che ha pensato a dare e non a ciò che gli è stato dato. 
Come chi ha offerto le proprie mani alle manette per la libertà, o chi, come ci riporta la cronaca odierna, pur di frequentare l’università  ha venduto per anni braccialetti e accendini: d’altronde, “È impossibile fino a quando qualcuno lo fa”.

Dare significa anche darsi, ed è con quest’ultima frase che noi vogliamo ricordare Nelson Mandela: “Una persona che viaggia attraverso il nostro paese si ferma in un villaggio per chiedere cibo o acqua. Appena arrivata la gente le offre cibo, la intrattiene.

Questo è solo un lato di Ubuntu ma Ubuntu ha anche altri aspetti. Ubuntu non significa che le persone debbano dedicarsi a se stesse. La questione piuttosto è: vuoi farlo per aiutare la comunità che ti circonda a migliorare?”