Facciamo Polemica!

by Vincenzo Palmisano / 07 Ottobre 2013 / No Comments

L’obiettivo di questo post non è certo di fare polemica, ma di parlare di un argomento che mi sta tanto a cuore, la scuola e l’università in Italia.

Io ho a che fare tutti i giorni, da ormai 8 anni, con studenti e, lo studente, si divide in due categorie: quello che vuole ottenere risultati, e quello che invece, non vuole ottenerne.

Sono sicuro che qualcuno potrebbe dire: “Signor Vincenzo Palmisano certo che lei generalizza proprio! Ci sono tante tipologie di studenti: quelli che non studiano, quelli che studiano, quelli che non hanno un buon metodo, quelli che hanno degli obiettivi importanti, quelli che lasciano la scuola….etc” sono sicuro che potreste citarmene molti altri, ma io, anche se non amo generalizzare, vi posso garantire che ci sono solo due tipi di studenti: chi vuole i risultati e chi no.

A qualcuno darà fastidio questa presa di posizione, perchè potrebbe dirmi: ”Ma ci sono anche quelli che si impegnano e non ottengono risultati!” è vero ci sono, ed effettivamente comprendo il punto di vista, anche se, non lo condivido.

La vita mi ha insegnato che se una cosa la vuoi te la puoi andare a prendere, Virgilio, nel libro V dell’Eneide, diceva: “Possono perchè credono di Potere”: se ci credi e fai veramente di tutto per ottenere un risultato, alla fine avrai ciò che vuoi.

Ultimamente mi sono “installato” una convinzione (per chi ha già fatto qualche corso con me, una credenza) ed è la seguente: “Alla fine andrà tutto bene, se non va bene, non è la fine” (è una frase che ho sentito da un personaggio abbastanza conosciuto :-).

Tutto questo conferma la mia convinzione nell’affermare: “Vuoi un risultato? alla fine l’avrai”.

Ma veniamo a noi e parliamo dell’istruzione.

L’immagine iniziale del post è indicativa: credo che oggi faccia comodo a molti che le persone pensino tutte nello stesso modo e mi rendo conto anche che la scuola italiana si sforza di dare un’impostazione e di educare…

Ma la domanda è:

“Che tipo di impostazione vuole dare? Sì, perchè questo, ancora non l’ho capito; di certo non si riesce ad insegnare agli studenti come vivere in maniera civile in una società, che tipo di valori avere, come reagire di fronte alle difficoltà della vita o anche solo come fare concretamente un qualsiasi lavoro.

Uno studente si iscrive alla facoltà di Lettere con il sogno di insegnare: e poi?

Poi frequenta l’Università, dove studia tante tante cose e ancora tante tante cose e, ogni giorno, si chiede quando gli spiegheranno come fare ad insegnare. Arriverà  il giorno della sua laurea, (casomai anche un po’ deluso) e scoprirà che nessuno glielo ha insegnato e che dovrà impararlo affidandosi alle sue capacità. E probabilmente arriverà spaventato al “concorsone” per “conquistare” un ruolo da insegnante che vedrà competere giovani inesperti e “anziani” frustrati ma con anni di esperienza didattica!

 E proprio a proposito di concorsi, è divertente scoprire come il concorso per accedere alla facoltà di Medicina, sia molto simile a quello di Ingegneria, che è troppo simile a quello di Psicologia: insomma i test di ammissione vengono riassunti da questa immagine…

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Vengono somministrati dei test di ammissione nei quali non viene messa in evidenza la capacità personale o l’effettiva competenza in una determinata area ma dei semplici test di “scrematura” che supererà solo chi se la cava bene con la logica, o chi si chiude in casa per studiare tutti gli alpha test, o chi, grazie alle tecniche di memoria, memorizza tutte le risposte corrette degli anni precedenti.

Insomma, questi test, passatemi il termine, mi sembrano un po’ una presa per i fondelli, esattamente come lo è un’università, dove non acquisisci delle competenze.

Ma ho una soluzione per questo: permettetemi di fare due chiacchiere con il Ministro della Pubblica Istruzione; sarò lieto ed in grado di spiegargli che esistono metodi di insegnamento diversi da quelli che venivano utilizzati 40 anni fa, e che oggi un ragazzo che studia ingegneria, non dovrebbe entrare nel cantiere solo una volta laureato.

Smettiamola di dare tutte le responsabilità ai professori, alcuni fanno il loro lavoro con una grande passione (ecco un esempio) altri, forse un po’ meno, ma fanno ciò che hanno con gli strumenti che hanno.

In conclusione qualcuno potrebbe dirmi: “Vincenzo un po’ di polemica l’hai fatta però” Beh, forse  un pochino si. MA, quello che mi interessa è che le cose cambino e vadano per il meglio per tutti!

Io mi occupo di formazione per privati e non della istruzione pubblica, è vero! E qual è la differenza? Quando frequenti un mio corso, è vero che devi affrontare un investimento, ma, ottieni immediatamente il cambiamento desiderato. Diversamente, le cose continueranno ad andare nella stessa direzione e tutto questo ha un costo molto molto più alto.

“Se pensi che l’educazione sia costosa, aspetta, vedrai quanto ti costerà la tua ignoranza.”  John M. Capozzi

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