CAFFEINA FUORILEGGE

by Vincenzo Palmisano / 10 Luglio 2014 / No Comments

“Studenti universitari con un tasso di caffeina superiore al limite di legge”: questa simpatica pagina di Facebook suscita subito un sorriso e anche ricordi più o meno piacevoli della vita da studente.
Non a caso il famoso “caffè dello studente” porta proprio questo nome: è rinomata la sua notevole concentrazione di caffeina, in grado di far passare nottate intere sui libri.

Ma qual è l’effetto del caffè, e più in generale della caffeina, sulla memoria?
A tal proposito sono stati condotti svariati studi: secondo Valerie Lesk e Stephen Womble, due studiosi rispettivamente della SISSA e del Trinity College, la caffeina impedisce l’accesso temporaneo ai dati immagazzinati e non utilizzati nel tempo, influenzando negativamente la memoria a breve termine.
La conseguenza? Il famoso “vuoto di memoria” che ci colpisce durante un esame o un’interrogazione.

E se studi sull’Alzheimer fanno registrare una sensibile diminuzione della proteina responsabile del morbo grazie alla caffeina, l’Università di Zurigo ha allarmato circa l’assunzione da parte degli adolescenti: da uno studio condotto su ratti in giovane età, è emerso infatti che questa sostanza disturba il sonno profondo, durante il quale si formano le connessioni tra le cellule nervose nel periodo della pubertà.
Sempre più giovani consumano caffè e bevande energizzanti, con risultati spesso negativi sul relax e sull’umore.

Bevanda “amica” dello studente o no, allora? Certo è che il caffè produce un senso di appagamento, se assunto con abitudinarietà: a molti capita, specie al mattino, di sentirsi poco produttivi senza aver bevuto una bella tazzina di espresso… E d’altronde è proprio in questo che sta la differenza tra noi e i ratti: solo una specie delle due infatti è in grado di farsi condizionare da credenze potenzianti e depotenzianti.
Essere convinti di poter fare una grande performance solo se si assume caffeina può rappresentare un’arma a doppio taglio nel momento in cui non si riesce a farne a meno: da fedele alleato il caffè si potrebbe trasformare in vera schiavitù.
A questo punto è utile pensare a delle strategie alternative per ottenere lo stato di concentrazione che il caffè ci conferisce: esercizi di rilassamento, pause programmate, modi per richiamare le informazioni con più facilità…
Così da fare del caffè un simbolo di piacere, da gustare in compagnia, e non un vincolo di cui non poter fare a meno!